La sindrome di Asperger

La sindrome di Asperger
Inquadramento attuale nello spettro autistico e caratteristiche cliniche


A cura di:
Dott.ssa Alessandra Graziani
Neuropsichiatra Infantile e Psicoterapeu
Direttore Centro Arcobaleno

Il termine sindrome di Asperger è ancora oggi ampiamente utilizzato nel linguaggio comune e clinico per descrivere un particolare profilo di funzionamento all’interno dei disturbi del neurosviluppo. Con l’introduzione del DSM-5 e del successivo aggiornamento DSM-5-TR, questa diagnosi non è più considerata una categoria a sé stante, ma è stata inclusa all’interno del Disturbo dello Spettro Autistico (ASD), con una visione dimensionale che permette una maggiore accuratezza clinica.

Il disturbo dello spettro autistico è definito da difficoltà persistenti nella comunicazione e nell’interazione sociale, associate alla presenza di interessi ristretti e comportamenti ripetitivi. All’interno di questo spettro, alcune persone presentano un funzionamento cognitivo nella norma o superiore e uno sviluppo linguistico adeguato, ma con difficoltà significative nella comprensione e gestione delle dinamiche sociali. Questo è il profilo storicamente definito come sindrome di Asperger.

Le caratteristiche cliniche possono includere difficoltà nella reciprocità sociale, nella comprensione delle regole implicite della comunicazione e nell’interpretazione del linguaggio non verbale. Il linguaggio può risultare formalmente corretto ma poco flessibile o pragmatico. Spesso sono presenti interessi specifici molto intensi, rigidità comportamentale e una marcata preferenza per routine strutturate.

Un altro aspetto rilevante riguarda la sensibilità sensoriale. Alcune persone possono mostrare una maggiore reattività a suoni, luci o stimoli tattili, mentre altre possono apparire meno sensibili a determinati stimoli. Queste caratteristiche sono oggi incluse nei criteri diagnostici e contribuiscono a definire il profilo individuale.

Dal punto di vista cognitivo, è frequente osservare buone capacità logiche e analitiche, una particolare attenzione al dettaglio e una memoria selettiva per specifici ambiti di interesse. Queste competenze rappresentano spesso punti di forza su cui costruire il percorso di intervento.

Uno dei modelli teorici più utilizzati per comprendere le difficoltà sociali è quello della teoria della mente, ovvero la capacità di attribuire stati mentali agli altri. Nelle persone nello spettro autistico questa capacità può essere meno immediata o automatica, richiedendo un’elaborazione più esplicita e analitica.

La diagnosi è clinica e viene effettuata da professionisti specializzati attraverso osservazione diretta, raccolta anamnestica e utilizzo di strumenti standardizzati, come ADOS-2 e ADI-R. In molti casi, il profilo emerge con maggiore evidenza in età scolare, quando aumentano le richieste sociali e relazionali. Tuttavia, non è raro che alcune persone ricevano una diagnosi in età adolescenziale o adulta.

Non esiste una cura per il disturbo dello spettro autistico, ma esistono numerosi interventi evidence-based che permettono di sostenere lo sviluppo e migliorare la qualità della vita. Tra questi rientrano gli interventi comportamentali (ABA), la terapia cognitivo-comportamentale, la logopedia, la neuropsicomotricità e il supporto scolastico. Fondamentale è anche il coinvolgimento della famiglia attraverso percorsi di parent training.

Gli interventi più efficaci sono quelli precoci, personalizzati e integrati nei diversi contesti di vita del bambino. La collaborazione tra famiglia, scuola e servizi rappresenta un elemento centrale per garantire coerenza e continuità.

Oggi non si parla più di distinzione tra autismo e sindrome di Asperger, ma di uno spettro caratterizzato da diversi livelli di supporto. Questo cambiamento ha permesso di superare una visione rigida e categoriale, favorendo un approccio più centrato sulla persona.

Comprendere queste caratteristiche significa andare oltre l’etichetta diagnostica, riconoscendo l’unicità di ogni individuo e promuovendo percorsi di inclusione, autonomia e qualità della vita.


Riferimenti bibliografici

– American Psychiatric Association (2013). DSM-5

– American Psychiatric Association (2022). DSM-5-TR

– Baron-Cohen S. (1995). Mindblindness

– Cooper, Heron, Heward (2020). Applied Behavior Analysis

– Lord et al. (2012). ADOS-2

– Rutter et al. (2003). ADI-R

– Zwaigenbaum et al. (2015). Pediatrics

– Schreibman et al. (2015). NDBI

Scroll